LA NOVA COLLIGIANA, IL SANDAMIANFERRERE E IL CALCIO A SAN DAMIANO

 

IL CALCIO

A SAN DAMIANO

dal 1912 al 2003

 

STORIA

 

Ricordi Di Scuola

di E. Mascarotto

 

Sfide Tra Borghi

 

 

Sandamianese

(1921 - 1939)

 

Sandamianese

(1946 - 1956)

 

San Giorgio

 

 

Sandamianese

(1970 - 1990)

 

Sandamianferrere

 

NOVA COLLIGIANA

SANDAMIANFERRERE

IL CALCIO A SAN DAMIANO

dal 1912 al 2003

 

RICORDI DI SCUOLA

"Ricordi di scuola ne ho pochi. Qualche amico, le solite facce del paese e solo due maestri. Una, la Olivero, mi faceva molta pena perché parlava male e con molta fatica. Aveva il 'labbro leporino', credo si dica così, quindi un modo di parlare tutto soffiato, sofferto. Anche se insegnava molto bene, mi metteva in imbarazzo il sentirla faticare per esprimersi.
L'altro, il Fausone, molto atletico, molto prestante, veniva da San Damiano, e venimmo a sapere che giocava a calcio nella Sandamianese, quindi per noi era il massimo.
Un giorno, dietro nostra insistenza, ci invitò alla partita che alla domenica avrebbe giocato in casa contro il Canelli. Lui non era sicuro di giocare, ma ci invitò ugualmente, anzi ci avvertì che il Canelli era molto più forte di loro e quindi avrebbero anche potuto perdere. L'appuntamento per andare alla partita era fissato davanti alla scuola per l'una circa, e dovevamo avere tutti la bicicletta. All'una meno un quarto eravamo già tutti presenti, così decidemmo di partire subito, e poiché San Damiano era a soli cinque chilometri e quasi tutti in discesa, all'una precisa eravamo già arrivati. Eravamo quasi tutta la classe completa, persino due ragazze, cosa non certo normale per quei tempi. La partita cominciava alle tre quindi stemmo due ore sulla piazza a rincorrerci e a giocare a nascondarelo.
Verso le due e mezza arrivò il nostro maestro. Era vestito normale, ci salutò, poi entrò in un bagno pubblico che c'era allora sulla piazza e uscì poco dopo vestito da calciatore. Pantaloncini bianchi, maglia azzurra, calze azzurre, numero '2' sulla schiena. Parlò un po' con quelli addetti all'ingresso del pubblico, poi ci fede entrare tutti gratuitamente.
Lui ci salutò e andò con gli altri giocatori, noi tutti insieme salimmo su una specie di gradinata lungo i bordi del campo. Non avevo mai visto un campo di calcio così da vicino, mi sembrò molto grande, io quel giorno ero stranamente emozionato ed euforico. Quando poco prima delle tre le squadre si presentarono in campo cercai subito tra i giocatori il mio maestro. Dopo un attimo individuai il '2'. Era un bell'atleta, non troppo alto, molto robusto, dall'aspetto grintoso, però mi sembrò anche uno dei più vecchi della squadra. Ci salutò con la mano, senza farsi troppo notare, prese posto in campo e cominciò la partita.
Vidi subito che l'altra squadra era più forte. Anche se non avevo mai visto una vera partita di calcio, se non quelle giocate da noi sul prato dietro la Chiesa, dal modo come giocavano con la palla gli uni e gli altri, si vedeva che i 'rossi' erano più forti. Anche al primo intervento del mio maestro, rinvio al volo, la palla altissima, capii che muscoli ne aveva molti, ma classe un po' meno. La partita era molto tirata, si correva molto senza tante tattiche, sia da una parte che dall'altra, e forse gli avversari avevano più classe ma i nostri avevano più cuore. Noi facevamo un tifo “d’ inferno” anche per sdebitarci moralmente dato che ci avevano fatto entrare gratis. Ad un certo punto ci mettemmo addirittura a fare il coro 'No-ri-no, No-ri-no', in onore del nostro maestro che si chiamava Norino Fausone.
Il primo tempo finì 0-0. Quando iniziò il secondo, il nostro tifo aumentò ancora di più, però vidi che sarà stata l'emozione, sarà stata la stanchezza, più il nostro coro saliva di tono, più il nostro maestro calava di tono. La partita stava quasi per finire e tutto sommato uno 0-0 contro il Canelli non era male quando vi fu una discesa della loro ala destra che arrivò quasi al limite dell'area, scartò il portiere che gli si era fatto incontro e appoggiò rasoterra nella porta incustodita, ma dall'altra parte come un falco piombò sulla palla il mio maestro, fece quattro passi poi si buttò per il rinvio al volo, ma gli scivolò il piede d'appoggio, cadde e cadendo riuscì a dare un grande calcio alla palla che invece di entrare in porta rasoterra, Vi entrò sotto la traversa. Era un'autorete.
Il mio maestro rimase un bel po' a terra, poi si alzò, non guardò dalla nostra parte, era molto mortificato e anch'io ero tristissimo per lui. La partita terminò 1-0 e il nostro eroe Norino se ne andò salutandoci un po' da lontano con la mano. Era molto avvilito.
Uscimmo dal campo in silenzio, prendendo ognuno la propria bicicletta, ci avviammo verso casa, ma al primo che disse: ”vediamo chi arriva primo”, ci scatenammo facendo volate continue fino alla salita di San Martino, poi scendemmo tutti dalle bici e ridendo e scherzando arrivammo in paese.
Le delusioni passano in fretta a 11 anni, a quell'età si dimentica presto"

 

in primo piano, coricato, il maestro Fausone

Riproponiamo la fotografia

di una delle prime formazioni

della Sandamianese

di quegli anni descritti

nel racconto di Mascarotto.

BONINO, RAMELLO, GALLO, MODENA, SANDRI,

CARAMAGNA, GIORDANO,

MAGLIANO, RONCHEGALLI,

BALZA, BONINO, FAUSONE

 

Il brano riportato è tratto dalla collezione di racconti “LA MUCCA ROSSA” dello scrittore e pittore Ernesto Mascarotto, nato a San Damiano nel 1935, visse la sua infanzia a San Martino per trasferirsi a Torino con la famiglia nel ’48.
Attraverso ricordi personali l’autore descrive e commenta la vita dei contadini delle nostre terre di circa 60 anni fa. E’ una testimonianza puntuale, una documentazione preziosa: rievoca dal vivo con stile spontaneo ed incisivo usi e costumi, lavoro e divertimento.
Uno di questi racconti è dedicato al suo maestro Norino Fusone giocatore in una squadra di calcio “vera”. Il ricordo del campo, dello “spogliatoio”, delle tribune ma soprattutto la cocente delusione per la sconfitta della squadra per un autorete del suo maestro. Senza dubbio il ricordo di una passione, quella per il gioco del calcio, trasmessagli da un maestro di vita e di sport.
 

Ernesto G. MASCAROTTO

ERNESTO G. MASCAROTTO

Nasce a San Damiano d’Asti

nel 1935.

A Torino frequenta gli atéliers

di molti pittori,

tra i quali Dino Comparato,

Gianni Iorio e Guido Bertello.

Mascarotto alterna la tecnica dell’acquerello

con la pittura ad olio

e con l’arduo uso dei colori acrilici.

Compone i lavori pittorici

in diretto rapporto con il vero,

all’aperto per i dipinti di paesaggio,

e in studio per le nature morte,

i fiori ed i temi di genere.

L’artista è componente

della Società Promotrice

delle Belle Arti di Torino

e del Piemonte Artistico

e Culturale di Torino,

di cui è socio fondatore.

   Norino FAUSONE

 

continua